Che immagine hanno del calcio a 5 italiano i due esperti iberici? «La differenza grossa tra la nostra idea di futsal e quella italiana – esordisce Miki – è la mentalità. Manolo ed io cerchiamo di un’idea di gioco offensivo, un approccio verso la qualità, in Italia spesso conta il risultato. Se una squadra vince, poi si chiude in difesa. Il Barcellona, se segna, cerca di fare altri gol. I ragazzi devono avere come primo scopo quello di produrre un buon futsal, e sono certo che, anche forse dopo qualche sconfitta, i risultati arrivino». «L’Asti è conosciuto come la migliore società in Italia – prosegue l’ex Rieti – Ha organizzazione, professionalità e serietà. Il calcio a 5 mondiale non sta certo vivendo un periodo florido, ormai i paesi “emergenti” sono gli unici in crescita, tuttavia se in Spagna ci sono molti talenti iberici nelle prime squadre, in Italia spesso il settore giovanile viene poco valorizzato». «Il traguardo ideale di un club – esordisce Manolo – è quello di valorizzare i propri tesserati, dando loro metodologia per raggiungere, crescendo, un alto valore competitivo. Dalla scuola calcio, sino all’Under 21, per poi avere come traguardo quello di giocare in prima squadra».
Ad accompagnare in visita alla sede del nostro giornale Miki e Manolo c’era anche il direttore generale nero-arancio Marco Caccialupi: «La collaborazione con due firma prestigiose del futsal mondiale nasce dalla volontà di instaurare all’interno del nostro sodalizio una metodologia orange, attraverso la quale formare i nostri calciatori», dice il dirigente.
La domanda è d’obbligo: quanto è distante il modo di vedere il calcio a 5 dei due iberici da quello dei mister piemontesi? «Tutto ciò che noi abbiamo insegnato ai ragazzi è sempre stato frutto dell’esperienza maturata sul campo con altri allenatori – aggiunge Milosevic – Il loro approccio a un’idea precisa di base del calcio a 5 è fenomenale, basti pensare che con palla in mano al portiere abbiamo sviscerato 35 possibilità di gioco (…«ma solo sei movimenti di coppia»…Manolo dixit). Questi dieci giorni sono il primo grande passo per dare a tutto il nostro movimento un’idea di base di apprendimento che non deve essere modificata». «Ci sono tante possibilità di gioco, 4-0, 3-1, 2-2, ma il punto di partenza dev’essere ben chiaro e inderogabile. Ho visto tante squadre con armonia e coesione vincere senza un campionissimo, è molto difficile invece primeggiare solo grazie alla classe di un singolo»: questo è Manolo, ma è anche il Miki-pensiero, questo è il “futsal totale”.


















